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Se un sentimento nasce perché ci fa sentire vivi e ci insegna qualcosa su di noi, può davvero essere considerato un errore?
L’amore arriva come una risposta prima ancora di essere una scelta, accade perché qualcosa ci tocca, ci smuove, ci rende presenti. Spesso viene giudicato in base a come finisce o a quanto dura, ma il suo valore non sta nella misura del tempo. L’amore esiste perché viene sentito e questo basta a renderlo legittimo, nessun sentimento che nasce con sincerità può essere definito un errore.
Si dice che un amore sia sbagliato quando porta dolore, fatica o disillusione, ma ciò che ferisce non è l’amore in sé, sono le paure, le aspettative, le mancanze di ascolto. L’amore è il contesto in cui tutto questo emerge, non la colpa. Dare all’amore la responsabilità delle nostre ferite significa non guardare ciò che davvero chiede attenzione.
Un amore che non resta non perde dignità, non diventa né inutile né ingenuo. Ha avuto un senso nel tempo in cui ha vissuto, ha aperto possibilità, mostrato confini, insegnato qualcosa su ciò che desideriamo e su ciò che non possiamo accettare. La fine non cancella il valore di ciò che è stato ma lo definisce e lo completa.
Amare significa esporsi, significa scegliere di sentire anche senza garanzie. In questo senso l’amore non è mai un errore perché nasce da un gesto coraggioso verso la vita. Rinnegare un amore vissuto equivale a rinnegare una parte di sé. Anche quando fa male, l’amore non tradisce, rivela.
Ogni amore lascia una traccia, cambia il modo in cui guardiamo noi stessi e gli altri, ci rende più consapevoli, più attenti, a volte più cauti, ma anche più profondi. L’amore non promette felicità continua ma promette verità, e nulla che ci avvicini alla verità di ciò che siamo può essere considerato un errore.
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