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Gianni Vattimo
Gianni Vattimo

Gianni Vattimo si è spento a Torino all’età di 87 anni , filosofo tra i massimi esponenti della corrente postmoderna, teorizzatore del pensiero debole ed ex europarlamentare.

A dare notizia della sua morte l’amato Simone Caminada, 36enne accusato dalla procura di Torino di circonvenzione di incapace, rimasto al suo capezzale fino all’ultimo respiro.

Nel corso degli anni Vattimo ha diretto Rivista di estetica e scritto per Repubblica, Stampa e L’Espresso, mentre in ambito politico è passato dal Partito Radicale a Sinistra Democratica, dal Partito dei Comunisti Italiani all’Italia dei Valori. Allievo di Luigi Pareyson assieme a Umberto Eco, Vattimo si autodefinì “cattolico militante“. Visto in Rai sin dagli anni ’50, ha tenuto seminari in diversi atenei del mondo e diretto università, occupandosi dell’ontologia ermeneutica contemporanea, proponendone una propria interpretazione, da lui chiamata “pensiero debole“, atteggiamento della postmodernità che finalmente accetta il peso dell’”errore”, dell’effimero, di tutto ciò che è storico e umano.

Secondo Vattimo, era la nozione di verità a doversi modellare sulla dimensione umana, e non viceversa. Ambientalista e animalista, nel 2003 Gianni perde Sergio Mamino, storico dell’architettura, suo compagno da 11 anni. Malato di tumore ai polmoni, l’uomo muore nel bagno dell’aereo che lo stava portando nei Paesi Bassi per effettuare un’eutanasia. Al suo fianco c’era proprio Vattimo.

Gianni Vattimo gli ultimi anni

Negli ultimi anni Gianni si era nuovamente innamorato di Simone, inizialmente assistente e tuttofare che è presto diventata una persona speciale nella sua vita. Nel 2021 la pm di Torino Giulia Rizzo ha accusato Caminada di aver approfittato della generosità e della fragilità psichica di Vattimo per suo interesse personale.

L’accusa, gravissima, è quella di circonvenzione d’incapace, reato che prevede dai 2 ai 6 anni di carcere. Vattimo ha sempre dichiarato di non sentirsi vittima di una circonvenzione. Una delle menti più brillanti del ‘900, le cui opere sono state tradotte in 18 lingue e definite baluardo del pensiero filosofico odierno, ritenuta circonvenuta né circonvenibile.

Gli ultimi anni per Gianni e Simone sono stati una via crucis.

L’agognata unione civile mai realizzata, i paginoni di giornale, l’insistenza dei tribunali, le intercettazioni.

24 ore prima della morte di Vattimo, Simone via Facebook scriveva come il filosofo si fosse “completamente lasciato andare, avrà detto basta alla persecuzione”. “Ogni tanto mi chiamava a lui ma solo per darmi un lungo abbraccio. Poi mi staccava, pacchetta buffetto sulla guancia e occhi che ti chiedono

“ora va e lasciami dormire ancora un po’”.

Caminada ha accusato la pm Rizzo di avergli “infilato nel letto di possibile morte un bello sconosciuto come amministratore di sostegno d’urgenza vincendo de facto a tavolino su un corpo che non si muove e una voce che non può più parlare“.

Franco Grillini, nel ricordare Vattimo, ha parlato di “grande vergogna nazionale“, accusando pubblicamente il Tribunale di Torino, che “si dovrebbe veramente vergognare, si dovrebbe vergognare quella ….. che ha fatto ricorso contro di lui, si dovrebbero vergognare tutti quelli che non l’hanno appoggiato che gli hanno impedito l’unione civile che lui voleva per ben due volte, e si dovrebbero vergognare quei sindaci che non hanno avuto il coraggio di celebrarla, gli hanno fatto fare una morte squallida contro la sua volontà, anche il movimento non l’ha appoggiato. Io avevo provato a lanciare la campagna #appoggiamovattimo. Una vera grandissima ingiustizia, una macchia che rimane su tutti“.

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