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I salesiani: «No all’esclusione dei ragazzi lgbt»
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I Salesiani non escludono i ragazzi lgbt

“Una pastorale giovanile che educa all’amore”. È il titolo del sussidio realizzato dai Salesiani per offrire agli educatori uno strumento aggiornato in grado di sistematizzare i concetti e gli atteggiamenti legati all’educazione affettiva e sessuale. Nel testo, per ora ad uso interno, che è stato curato da don Miguel Angel Garcìa Morcuende, consigliere generale per la pastorale giovanile dei Salesiani, e dalla psicologa Antonella Sinagoga si prendono in esame con serenità e approccio scientifico anche le situazioni legate all’orientamento omosessuale e all’identità di genere.

Situazioni che, si ribadisce, nessuno sceglie sulla base di un capriccio o di una moda. «È riduzionismo sostenere che si tratta di un orientamento che viene “semplicemente” scelto con un “atto di volontà” indipendentemente dalle evidenze biografiche genetiche, ormonali, gonadiche o cerebrali…. ».

Di fronte a queste situazioni l’educatore cristiano deve aiutare il ragazzo a comprendere che «la propria sessualità (e al suo interno il proprio orientamento, compreso quello omosessuale) è un’altra dimensione chiamata ad integrarsi nella pienezza della propria esistenza. La percezione dei propri sentimenti o orientamenti omosessuali (e non solo la pratica di atti omosessuali), può produrre nella persona, soprattutto nel giovane che sta costruendo la propria identità, la sensazione di essere fatto male, difettoso o impuro. Questi sentimenti possono portare all’auto-colpevolizzazione e al rifiuto di sé».

Come comportarsi allora? «Sperimentare l’amore e l’affetto di Dio può essere, per chi ha difficoltà ad accettarsi e ad amarsi, un primo passo per sentirsi un figlio amato di Dio. Per questo nella Chiesa dobbiamo favorire ambienti affettivi sicuri, in cui ogni persona possa accogliere la propria realtà, accettarla e condividerla affinché, come dice papa Francesco, possiamo “accompagnarla secondo la sua condizione” (intervista a padre Spadaro, agosto 2013)».

Partendo dalla premessa che «l’atteggiamento cristiano non può tollerare la stigmatizzazione di una persona», si spiega che oggi il Vangelo ispira una nuova prospettiva «che superi la visione negativa e paternalistica degli omosessuali come individui immaturi» e, anche alla luce di quanto indicato da Amoris laetitia, si precisa che la sfida educativa è quella di offrire un accompagnamento di qualità, a livello personale e di gruppo, perché «la comunità cristiana dovrebbe essere il luogo in cui tutte le persone sono protette, rispettate e accolte».

Stesso atteggiamento di grande prudenza per i problemi legati all’identità di genere. «Dobbiamo essere consapevoli che alcune persone hanno un percorso molto difficile che purtroppo può portare depressione e suicidio, presenti in molte biografie». Per questa ragione, si sottolinea, «le nostre comunità devono essere una casa, una dimora e spesso un ospedale per queste persone, proteggendole dall’alienazione e dallo stigma, riconoscendole, accompagnandole, amandole».

Intervista a Morcuende e Sinagoga​

Nessun silenzio e nessuna distorsione, quidi, di fronte alle diversità nell’ambito dell’educazione all’affettività e alla sessualità, ma un confronto serio con la realtà sulla base di una pedagogia scientifica e aggiornata, sensibile al messaggio cristiano dell’accoglienza e della misericordia, ma anche alla cultura attuale. È l’atteggiamento a cui si ispira il nuovo sussidio per l’educazione all’amore messo a punto per gli educatori salesiani. Ne parliamo con don Miguel Angel Garcìa Morcuende, consigliere generale per la pastorale giovanile dei Salesiani e con la psicologa Antonella Sinagoga (vedi articolo sopra).

Perché è importante un percorso di educazione all’amore?

Don Bosco, che è il nostro fondatore, consapevolmente scelse di coinvolgersi direttamente nella vita e nelle situazioni fisiche, emotive, mentali e spirituali dei suoi ragazzi. Molte delle loro storie di abbandono e solitudine nascondevano da situazioni complesse che lui stesso aiutava a illuminare e ad orientare. L’attenzione alla dimensione affettiva era costantemente contemplata nel suo “Sistema preventivo”. In una chiave interpretativa attuale l’educazione all’affettività è oggi un’opportunità per ascoltare e accogliere preoccupazioni, dubbi e ricerche in una prospettiva integrata.

Questa generazione vive meglio o peggio la dimensionesessuale rispetto al passato?

È difficile dirlo, né dovremmo essere tentati dal dire che «qualsiasi passato è migliore». Possiamo solo osservare come questa generazione abita questa dimensione e prendere ciò come punto di partenza per ulteriori esplorazioni e scoperte. Accogliere e non giudicare, ma senza rinunciare all’ideale. Poiché non tutto può essere definito positivo o migliorabile; un discernimento più equilibrato della realtà è essenziale per aiutarci a valorizzare sia gli aspetti meno positivi che quelli più validi. Data la rilevanza e la complessità del fenomeno in questione, il ruolo dell’educazione affettiva e sessuale è ancora più cruciale per sfatare i miti, ridurre le distorsioni cognitive e, soprattutto, accompagnare i giovani sulla strada dell’autenticità, perché solo «la verità rende liberi» (Gv 8,32).

Nel sussidio c’è un capitolo in cui vengono approfonditi i concetti e i modelli di oggi. Per quale ragione?

Per comprendere meglio ed essere in grado di esprimere giudizi personali sui diversi concetti e modelli, è necessario formularli in modo da comprendere senza ambiguità la terminologia utilizzata nei dibattiti attuali. Si tratta di un compito considerevole, data l’abbondanza di tale terminologia. L’obiettivo è quindi proprio quello di fornire informazioni chiare su questi temi.

Quale atteggiamento per accompagnare sempre meglio?

Per accompagnare, è sempre necessario avere un atteggiamento di rispettosa e totale accettazione del giovane vale a dire avere un’apertura. Si riceve qualcosa di sacro dalla persona e si sperimenta la necessità di doversi “togliere i sandali” davanti al terreno sacro che si sta per calpestare. Questo richiede la stessa ospitalità e accettazione di Gesù nel Vangelo: con amore, senza giudicare, senza condannare, lasciando che la persona esprima ciò che sente, ciò che soffre, dal suo intimo. Una cosa soprattutto si può imparare dall’esperienza con gli adolescenti e i giovani: non è tanto quello che noi adulti diciamo che lascia un segno su di loro, ma come li accompagniamo nell’affrontare le loro domande più profonde, non solo quelle esplicite, ma anche quelle implicite, che non possono formulare da soli. Si tratta di promuovere l’alfabetizzazione affettiva (imparare un vocabolario legato ai loro stati d’animo, sensazioni ed emozioni).

Quale messaggio vuole dare questo sussidio?

Abbiamo cercato di mostrare quanto sia importante il ruolo degli educatori, delle famiglie, dei consacrati e la nostra presenza nell’accompagnare tutti i giovani. Un percorso equilibrato di educazione all’amore per gli adolescenti/giovani non può concentrarsi solo sulla trasmissione scientifica di nozioni relative ad aspetti psicologici, sociali, culturali, anatomici e fisiologici. È fondamentale lavorare anche su un piano di modelli comportamentali, dei valori, dell’etica e della spiritualità, sia in chi svolge questo tipo di educazione sia nei destinatari stessi.

Uno dei criteri educativi che sono alla fine del sussidio riguarda l’opportunità di accompagnare unicità e diversità, non vedendole come motivo di esclusione. Non si tratta di una scelta scontata. Da dove nasce questa apertura?

Educare a un atteggiamento di accettazione nell’accompagnamento delle unicità e delle diversità è un compito che spetta a tutti gli educatori e agli operatori pastorali. Crescere significa anche allargare il cuore, e l’educazione porta a questo. La prima sfida educativa è avvicinarsi alla realtà sociale ed evitare l’invisibilità. Il silenzio è ciò che porta al ricatto, ai doppi standard, alle distorsioni e alla sofferenza di molti. La cosa migliore da fare è fare sempre i conti con la realtà, il che significa combattere la disinformazione e i pregiudizi. Ed è proprio nel campo di ciò che viene vista come “diversità” che, come educatori, dobbiamo prepararci a dire una parola sensata e fondata in mezzo a un mare di disinformazione ideologica. Non bastano le buone intenzioni e l’esperienza mia e di chi mi circonda; serve un’educazione equilibrata, scientifica e aggiornata, sensibile alla cultura attuale ma anche al messaggio cristiano e alla buona notizia che vogliamo portare a tutti. Permettere l’incontro con la misericordia di Dio è una chiamata per tutti i cristiani a essere promotori e facilitatori di questo dialogo d’amore.

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